La storia di Monfalcone in breve

La città si trova tra le colline del Carso e la costa adriatica, essendo il porto più settentrionale del Mar Mediterraneo.

Monfalcone turismo

BREVI CENNI STORICI
La città di Monfalcone si trova nel punto più settentrionale del Mar Mediterraneo, e si sviluppa fra il Carso ed il Mare Adriatico. Per la sua posizione geografica è sempre stata un luogo di passaggio obbligato verso l’Italia o l’Europa centro-orientale.
All’età preromana risalgono 5 Castellieri, ovvero abitati che sorgevano in cima ad un’altura, di cui la Rocca rappresenta quello maggiormente conservato. I castellieri sorgevano a breve distanza l’uno dall’altro in modo da consentire la comunicazione a vista ed il controllo delle vie di traffico.
La città fu saccheggiata e occupata varie volte nei secoli: appartenne a Ostrogoti, Bizantini, al Ducato longobardo del Friuli, ai Franchi, al Regno d’Italia, al Sacro Romano Impero e a Venezia.
Nel 1260 Monfalcone fu citata per la prima volta in un atto con il quale il conte di Gorizia Mainardo II restituiva al Patriarca di Aquileia la località, ricevuta in pegno qualche anno prima. All’epoca era già stata costruita sul monte Falcone, all’interno dell’antico castelliere, la Rocca, mentre gli abitanti avevano edificato le proprie case ai piedi di tale monte.
Nel 1420 la Repubblica di Venezia acquisì il Friuli e pose fine al potere temporale del Patriarcato di Aquileia. Monfalcone fu presa il 14 luglio di quell’anno, dopo 3 giorni di assedio. Rimase sotto la Serenissima dal 1420 al 1797, nonostante alcune parentesi durante le quali Monfalcone venne controllata da altri Stati.
Nel 1797 i francesi occuparono il monfalconese. Col trattato di Campoformido gran parte della Repubblica di Venezia fu ceduta all’Austria.
Con la pace di Presburgo del 1805 la quasi totalità delle terre ex venete fra cui Monfalcone l’Istria e la Dalmazia furono cedute al Regno d’Italia. Con il trattato di Fontainebleau del 1807 fu deciso il nuovo confine fra Regno d’Italia e Impero d’Austria sul fiume Isonzo. Monfalcone divenne di nuovo austriaca anche se i francesi si riservarono il diritto di attraversarla per raggiungere l’Istria. Ma da questo momento, per la prima volta nella storia, Monfalcone fu staccata dall’area di Aquileia-Udine-Cividale ed entrò a far parte del Circolo di Gorizia.
Con il successivo trattato di Schönbrunn del 1809 Monfalcone fu unita, insieme ai territori a sinistra dell’Isonzo, alle appena costituite Province Illiriche poste sotto controllo francese. Nel 1813 l’Austria riconquistò le Province Illiriche e, con esse, Monfalcone.
Successivamente (1825) il distretto di Monfalcone (comprendente i mandamenti di Monastero, Monfalcone, Duino e Sesana) fu incorporato definitivamente nella Principesca Contea di Gorizia e Gradisca e ne seguì le sorti (fra cui l’integrazione al Litorale Austriaco, nel 1849) fino alla Prima Guerra Mondiale. Il 9 giugno 1915 la città venne presa dall’esercito italiano, ma a seguito della battaglia di Caporetto tornò in mano austro-ungarica (1917). Al termine del conflitto Monfalcone fu riunita all’Italia.
Durante la Seconda Guerra mondiale (dal 1º ottobre 1943) fu aggregata alla zona di operazione del Litorale Adriatico. A partire dal 19 marzo 1944 fu più volte bombardata. Si organizzò la lotta di resistenza ai nazisti in particolar modo sul Carso cioè nel territorio abitato da sloveni. Per 40 giorni fu in mano alle truppe di Tito. Dal giugno 1945 al settembre 1947, trovandosi ad occidente della cosiddetta linea Morgan, fu sotto occupazione alleata. Con l’entrata in vigore del trattato di Parigi, il 15 settembre 1947 ritornò definitivamente all’Italia. Unita dal 1923 fino al 1947 alla provincia di Trieste, fu restituita, in quello stesso anno, alla Provincia di Gorizia.

ONORIFICENZE
Monfalcone è tra le città decorate al Valor Militare in quanto insignita della Medaglia di Bronzo al Valor Militare e della Medaglia d’Argento al Valor Militare per i sacrifici della sua popolazione sia durante la Prima che la Seconda Guerra Mondiale.

INDUSTRIALIZZAZIONE DEL MONFALCONESE
Fino alla metà del XIX secolo l’economia di Monfalcone e dell’area circostante era basata sull’agricoltura, e alla vigilia della Prima guerra mondiale il Monfalconese, da area prevalentemente agricola quale era, ha modificato la propria fisionomia in seguito alla necessità di Trieste di rafforzare e ampliare le attività di carattere industriale.
L’importanza di Monfalcone accrebbe ulteriormente agli inizi del Novecento grazie al completamento di alcune importanti infrastrutture, quali ad esempio la ferrovia Venezia-Trieste – che qui s’innestava con la linea per Udine – e il canale di bonifica Valentinis, che nel suo ultimo tratto diventava navigabile garantendo così alla cittadina un collegamento diretto con il golfo triestino.
Erano inoltre numerose le iniziative imprenditoriali e le attività manifatturiere, alcune sorte già nella metà del secolo precedente, quali a titolo di esempio esempio il Cotonificio Triestino (1884), tuttora ricordato come una delle più belle e grandi fabbriche del periodo, la Filanda di seta Paruzza o il Lavatoio di lana Schott, le manifatture Brunner, Dieudonné, Koller e Breitner, Ratzembeck, Rütgers, Treves, i mulini Zoratti e surrogati Weber.
Monfalcone divenne nota agli inizi del Novecento proprio con la costruzione del Cantiere Navale Italiano, fondato nel 1908 come Cantiere Navale Triestino dalla famiglia Cosulich, dopo la chiusura dei cantieri navali triestini, trasferiti a Monfalcone, dove il polo della Fincantieri ha raggiunto una posizione di leader mondiale nel settore crocieristico navale.